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LA FLORITERAPIA DI EDWARD BACH

Ho scoperto i Fiori di Bach giovanissima, già nel lontano 1994, grazie alla mia cara amica Anna, psicologa laureanda e studente alla Scuola ARTI di Bologna (Accademia per la Ricerca sulle Terapie Integrate, fondata da un gruppo di medici impavidi, tra cui il dr. Luigi Marcello Monsellato, esperti di Omeopatia e medicina integrata).
A quell’epoca vi era poca letteratura sull’argomento, almeno rispetto ad oggi, ma abbastanza per innamorarsi della meravigliosa opportunità offerta dall’utilizzo di questi rimedi naturali, potenti e delicati, come i fiori, appunto.
Oggi è possibile leggere tradotti i bellissimi libri scritti da Edward Bach, pieni di passione e compassione, nei quali egli descrive la sua filosofia di vita e la ricerca che lo condusse dall’Omeopatia, sua prima passione, alla creazione di questo semplice ed originale metodo terapeutico.
Bach riteneva che l’essenza di alcune piante era in grado di emanare “forti vibrazioni energetiche e che quindi contenessero sostanze attive benefiche” che potevano essere estratte e rese disponibili a tutti gli esseri viventi attraverso il metodo del sole e della bollitura, frutto di una sua profonda intuizione.
Lui stesso ci racconta che, venduto l’ambulatorio londinese, per dedicarsi completamente alle sue nuove ricerche, si era trasferito in campagna e mentre “…passeggiava, un mattino di maggio, per un campo bagnato di rugiada, improvvisamente un pensiero gli attraversò la mente: ogni goccia di rugiada doveva contenere alcune qualità della pianta sulla quale era posata, in quanto il calore del sole, agendo sul liquido, causava il passaggio delle forze attive della pianta all’acqua, finché questa non ne veniva interamente impregnata…. Gli fu chiaro che, se fosse riuscito ad estrarre in questo modo le forze terapeutiche della pianta, avrebbe ottenuto la perfetta e intatta energia terapeutica della pianta in questione. Il preparato così ottenuto avrebbe guarito come nessuna medicina aveva mai fatto prima.”
Non posso in questa sede soffermarmi sulle implicazioni sottese a questa intuizione, la consapevolezza che l’acqua possa, attraverso l’apporto di una data energia (in questo caso le radiazioni solari), ritenere l’informazione della sostanza con la quale entra in contatto. Ovviamente si tratta della stessa intuizione sottesa alla preparazione dei farmaci Omeopatici, ma portata alle estreme conseguenze. Solo oggi, quasi cento anni dopo, sappiamo come ciò sia possibile da un punto di vista scientifico e, malgrado ciò, la farmacologia ortodossa continua a non voler prendere in considerazione tali opportunità! Torneremo senz’altro su questo importante argomento in molti altri articoli di questo blog.
Bach riteneva, inoltre, che di tutta la pianta il fiore fosse, al pari di un’antenna, la parte maggiormente vibratoria ed energetica, proprio perché costituiva il coronamento della vita della pianta stessa.
Attraverso la sua particolare e straordinaria sensibilità, appoggiando sulla lingua i petali di un certo fiore e riuscendo a percepirne l’effetto sul corpo e sulla psiche, intraprese una selezione delle essenze che secondo lui possedevano le qualità adatte a riequilibrare l’animo umano, conducendolo verso la guarigione. In questo modo arrivò a selezionare i trentotto fiori che compongono il sistema terapeutico chiamato floriterapia di Bach, più il trentanovesimo composto che chiamò Rescue Remedy: il rimedio dell’aiuto e dell’emergenza.
Nel libro “Guarire Se Stessi” Edward Bach spiega il profondo legame che c’è tra la salute fisica e il benessere interiore, il presupposto alla base della terapia con i Fiori di Bach: “La ragione principale del fallimento della scienza medica moderna sta nel fatto che si occupa degli effetti e non delle cause”.
Secondo Bach, “La malattia non potrà mai essere curata o sradicata attraverso i metodi materialisti attuali per il semplice fatto che la sua origine non è materiale… Anche se una terapia materiale è di per sé apparentemente positiva, essa non sarà nulla di più di un sollievo temporaneo fino quando non verrà rimossa la vera causa.”
Inoltre la malattia sarebbe il risultato di un conflitto tra Spirito e Mente: noi non potremmo mai guarire senza uno sforzo spirituale e mentale: “Ciò che noi conosciamo come malattia è l’effetto conclusivo, prodotto nel corpo, di forze avverse che hanno agito a lungo e in profondità.”
L’idea che il corpo e la mente siano strettamente connessi l’uno con l’altra, in altre parole che il sintomo fisico è strettamente connesso ad una ragione di tipo psico-emozionale, e così anche la consapevolezza che la malattia sia un processo inconscio e involontario collegato alle emozioni (a breve definiremo come), avvicinano molto il pensiero di Bach a quello del dr. Luigi Marcello Monsellato, padre della Medicina Omeosinergetica (chiave di lettura che nel frattempo ho adottato come mia per muovermi nel vasto mondo delle medicine naturali).
Ma vi è una profonda differenza in quella che è la visione della malattia. La Medicina Omeosinergetica, infatti, parla di Benattia, intendendo che la malattia non è affatto un processo di squilibrio o l’effetto di un conflitto: la malattia è già la risposta, la malattia è guarigione in atto. La malattia svolge a livello biologico un processo sensato di riattivazione del corpo, attraverso l’infiammazione, con l’obiettivo di permettere alla vita di evolversi.
Tornando alle emozioni, secondo una certa letteratura, i fiori di Bach sono utili per curare emozioni e stati d’animo intensi, disordini della personalità, disarmonie del carattere e disturbi fisici di origine psicosomatica.
Secondo la visione Omeosinergetica non esistono emozioni negative o positive di per sé, ma ogni emozione svolge un suo compito precipuo, volto a creare in noi un movimento ed, in ultima analisi, favorendo una specifica esigenza: per esempio la rabbia ci aiuta a scaricare un “troppo pieno” che altrimenti finirebbe per farci soccombere!
Inoltre, la Filosofia Omeosinergetica spiega che non è possibile, per noi esseri umani come per gli animali, bloccare volontariamente le emozioni: ciò che blocchiamo o indirizziamo sono i comportamenti conseguenti all’aver provato una data emozione!
Quindi, secondo la nostra visione, i fiori di Bach non fanno altro che lasciare che le emozioni si possano esprimere nei comportamenti e vengano riconosciute ed integrate dalla psiche e dal corpo, e ciò si traduce in generale nel benessere del corpo, nella valorizzazione del sintomo, ma soprattutto in un processo di consapevolezza ed evoluzione.
Comunque è certo che, a differenza dei farmaci tradizionali, i fiori di Bach non sopprimono nessun sintomo, ma agiscono permettendo all’energia emozionale di esprimersi, veicolando informazioni. Ogni fiore, corrisponde ad un archetipo e possiede una sua specifica vibrazione, una sua frequenza e quindi una specifica qualità che va agire per risonanza sull’organismo, divenendo vera e propria rotaia o guida per avviare un naturale processo di integrazione e cambiamento del punto di vista. In altre parole, per noi, utilizzare i fiori di Bach serve a promuovere la conoscenza di se stessi che, secondo la visione Omeosinergetica, è lo scopo ultimo della nostra incarnazione.
La preparazione di questi rimedi richiede procedimenti lunghi e complessi: secondo il dott. Edward Bach la raccolta dei fiori deve essere eseguita in particolari condizioni di luce e soltanto nelle prime ore del mattino. I fiori devono essere riposti poi in un contenitore con acqua di sorgente e lasciati riposare al sole. 
Il metodo tradizionale di somministrazione proposto dal loro creatore prevede l’utilizzo di un singolo fiore o di più fiori per realizzare miscele personalizzate, adatte al bisogno espresso in quel momento dall’individuo, a parte il Rescue Remedy, ovviamente, che è una miscela adatta a tutti (quindi, per certi versi, transpersonale). Floriterapueti eminenti, successivamente alla morte di Edward Bach, hanno proposto molte altre interpretazioni per guidare la somministrazione dei preparati floreali. In circa 40 anni al pensiero di Bach si sono sovrapposte molte interpretazioni e tentativi di descrivere in che modo agiscano questi splendidi rimedi, altresì sono nate altre floriterapie poggiate su fiori di altre terre (Californiani, Australiani etc…).
In particolare chi scrive è rimasta fedele ai fiori del dr. Bach e condivide le ricerche condotte dal dr. Paolelli in Italia (del quale sono stata collaboratrice per molti anni, nel suo Master di Floriterapia Clinica), che ha introdotto ha introdotto in Italia la floriterapia transpersonale, che tratta i fiori di Bach come veri e propri archetipi.
Ovviamente ho integrato questi contributi alla filosofia Omeosinergetica e così ha fatto il mio maestro, il dr. Monsellato, creando il prodotto Luximmuno. Nel rimedio vengono usati i fiori seguendo le loro indicazioni transpersonali, archetipiche ed anche la lunga esperienza clinica del formulatore nell’utilizzo dei rimedi floreali.

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